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Hitchcock e la letteratura del mistero: autori e film

Alfred Hitchcock è ricordato come il maestro della suspense, ma molte delle storie che portò sul grande schermo nacquero dalla letteratura. Romanzi, racconti e opere teatrali furono per lui una fonte continua di idee, situazioni e personaggi.

Nel corso della sua carriera Hitchcock attinse alla tradizione del mystery britannico, alla narrativa della Golden Age e, successivamente, al thriller, al noir e all’horror. Il rapporto con i libri, però, fu raramente quello di una semplice trasposizione: spesso il regista conservava soltanto l’idea di partenza e la trasformava profondamente per il cinema.

alfred hitchcock
Alfred Hitchcock
Ante Brkan, Public domain, via Wikimedia Commons

I romanzi del mistero britannico

Uno dei primi incontri con la letteratura del mistero fu The Lodger di Marie Belloc Lowndes, pubblicato nel 1913 e ispirato alla leggenda di Jack lo Squartatore. Hitchcock ne ricavò Il pensionante nel 1927, attirato non solo dalla figura del possibile assassino, ma anche dall’atmosfera di paura che avvolge Londra. Il regista conosceva già una versione teatrale della storia, Who Is He?, che aveva visto nel 1915.

Per Omicidio! (Murder!, 1930), Hitchcock utilizzò invece Enter Sir John, scritto da Clemence Dane e Helen Simpson. Il film avrebbe dovuto mantenere inizialmente il titolo dell’opera teatrale, ma durante la lavorazione diventò Murder!. Il protagonista Sir John Mernier fu inoltre modellato, almeno in parte, sull’attore Gerald du Maurier, amico di Hitchcock.

Numero diciassette (Number Seventeen, 1932) nacque da un’opera teatrale di J. Jefferson Farjeon, ispirata al suo stesso romanzo. Hitchcock avrebbe preferito dirigere London Wall di John Druten, ma dovette accettare il progetto e decise di trasformare la storia in una sorta di parodia dei mystery cinematografici.

Con Il club dei 39 (The 39 Steps, 1935), tratto dal romanzo di John Buchan, il mystery comincia invece a lasciare spazio al thriller. L’elemento dell’indagine passa in secondo piano rispetto all’inseguimento e alla fuga del protagonista.

Un caso particolarmente interessante è Giovane e innocente (Young and Innocent, 1937), tratto da È caduta una stella di Josephine Tey. Hitchcock arrivò al romanzo dopo averne letto una recensione e ne utilizzò soltanto una parte. Come spiegò lo stesso regista, tre capitoli costituirono la base del materiale principale del film: ancora una volta, il libro era soprattutto un punto di partenza.

Anche La signora scompare (The Lady Vanishes, 1938), tratto da La signora scompare di Ethel Lina White, mostra questa trasformazione. La scomparsa di una passeggera, elemento centrale del romanzo, diventa nel film una vicenda dominata dalla suspense e dall’incertezza.

Con Il sospetto (Suspicion, 1941), tratto da Il sospetto di Francis Iles, pseudonimo di Anthony Berkeley, Hitchcock si avvicina ancora di più al thriller psicologico. Lo stesso vale per Io ti salverò (Spellbound, 1945), tratto da The House of Dr. Edwardes di Francis Beeding, dove il mistero si intreccia alla psicoanalisi.

Il percorso dagli anni Venti agli anni Quaranta mostra quindi come il mystery britannico rappresenti una delle basi del cinema hitchcockiano, ma anche come il regista lo trasformi progressivamente in qualcosa di diverso.

Dal mystery alla suspense

Il rapporto con Daphne du Maurier occupa un posto particolare nella filmografia di Hitchcock. Suo padre, Gerald du Maurier, era infatti l’attore sul quale Hitchcock aveva modellato almeno in parte il protagonista di Omicidio! e un suo amico. Hitchcock finì così per lavorare, in momenti diversi della carriera, con opere appartenenti a due generazioni della stessa famiglia.

Daphne du Maurier entrò nella filmografia hitchcockiana con La taverna della Giamaica, seguito da Rebecca – La prima moglie e, molti anni dopo, dal racconto Gli uccelli. Tre opere molto diverse, che mostrano altrettanti modi di trasformare la letteratura in cinema.

Daphne du Maurier
Daphne du Maurier
Unknown author, Copyrighted free use, da Wikimedia Commons

La taverna della Giamaica (Jamaica Inn, 1939) fu realizzato poco prima del trasferimento di Hitchcock negli Stati Uniti. La produzione era legata a Charles Laughton, che avrebbe interpretato uno dei ruoli principali. Hitchcock era però già interessato a Rebecca, che sarebbe diventato il suo film successivo.

Rebecca – La prima moglie (Rebecca, 1940) rimane uno degli adattamenti più vicini alla fonte letteraria. Il romanzo di du Maurier conserva un elemento particolarmente originale: la protagonista non viene mai chiamata per nome. Il passaggio al cinema dovette inoltre confrontarsi con le regole del Codice Hays, che imposero alcune modifiche alla vicenda.

Molto più libero fu Gli uccelli (The Birds, 1963). Del racconto di du Maurier Hitchcock conservò soprattutto l’idea dell’improvvisa aggressività degli uccelli, costruendovi attorno una storia completamente diversa. L’interesse per il racconto tornò anche dopo aver letto una notizia del 1961 relativa a un’insolita invasione di uccelli sulla costa californiana.

Con Paura in palcoscenico (Stage Fright, 1950), tratto da Man Running di Selwyn Jepson, Hitchcock continuò a muoversi tra mistero e suspense. La stessa direzione conduce a L’altro uomo (Strangers on a Train, 1951), tratto dal primo romanzo di Patricia Highsmith.
Hitchcock acquistò i diritti del libro nel 1950 attraverso intermediari, senza rivelare alla scrittrice l’identità del vero acquirente. Highsmith ricevette 7.500 dollari e in seguito rimase amareggiata per il fatto che Hitchcock avesse ottenuto i diritti a una cifra che lei considerava troppo bassa. L’episodio non era però insolito per l’epoca: l’utilizzo di intermediari permetteva agli studios e ai registi di trattare l’acquisto dei diritti senza esporsi direttamente.

Con La finestra sul cortile (Rear Window, 1954), tratto dal racconto It Had to Be Murder di Cornell Woolrich, il delitto diventa soprattutto un problema di osservazione. Il protagonista non conduce un’indagine tradizionale: guarda, interpreta ciò che vede e cerca di capire se il sospetto che ha maturato sia fondato.

Anche Caccia al ladro (To Catch a Thief, 1955), tratto dal romanzo di David Dodge, e La congiura degli innocenti (The Trouble with Harry, 1955), tratto dal romanzo di Jack Trevor Story, mostrano quanto fosse ormai ampio il territorio attraversato da Hitchcock: dal thriller romantico alla commedia nera.

Un altro passaggio importante fu La donna che visse due volte (Vertigo, 1958), tratto da D’entre les morts di Pierre Boileau e Thomas Narcejac. Hitchcock aveva già cercato di acquistare i diritti di un loro precedente romanzo, Celle qui n’était plus, senza riuscirci; il libro sarebbe poi diventato Les Diaboliques di Henri-Georges Clouzot. Con D’entre les morts, invece, riuscì finalmente a trovare il materiale che cercava.

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Alfred Hitchcock insieme al cast di Nodo alla gola (Rope, 1948)
Transatlantic Pictures, Public domain, via Wikimedia Commons

Quando il mistero diventa thriller, noir e horror

Con Psyco (Psycho, 1960) Hitchcock arrivò a una delle forme più inquietanti del rapporto tra letteratura e cinema. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Robert Bloch, pubblicato nel 1959.
Hitchcock scoprì il libro dopo che la sua collaboratrice Peggy Robertson aveva notato una recensione molto positiva sul New York Times. Il regista acquistò una copia in aeroporto e la lesse durante il viaggio, decidendo che poteva diventare il suo prossimo film.
Il romanzo di Bloch era stato influenzato dalla vicenda di Ed Gein, ma l’autore non aveva inteso raccontare la storia del criminale. Le somiglianze tra la realtà e il romanzo sarebbero diventate evidenti soprattutto in seguito.

Con Marnie (1964), tratto dal romanzo di Winston Graham, il mistero diventa soprattutto psicologico. La protagonista nasconde un passato che permette a Hitchcock di spostare l’attenzione dal delitto alla memoria e al trauma.

Negli ultimi anni della carriera il regista tornò ancora alla narrativa criminale con Frenzy (1972), tratto da Goodbye Piccadilly, Farewell Leicester Square di Arthur La Bern, e Complotto di famiglia (Family Plot, 1976), tratto dall’ononimo romanzo di Victor Canning.

La strada iniziata con il mystery britannico era ormai arrivata al thriller moderno: il detective non è più indispensabile e il mistero può risiedere nella mente dei personaggi, nella loro percezione della realtà o nella paura di ciò che potrebbe accadere.

alfred hitchcock
Alfred Hitchcock
CBS Television, Public domain, via Wikimedia Commons

Hitchcock e le sue fonti della letteratura

La filmografia di Hitchcock comprende molte altre fonti letterarie e teatrali, da Joseph Conrad e W. Somerset Maugham fino a Patrick Hamilton, Frederick Knott e Leon Uris. Non tutte hanno però lo stesso peso nel suo rapporto con la letteratura del mistero.

Ciò che emerge nel complesso è soprattutto un metodo. Hitchcock non cercava necessariamente una storia da riprodurre fedelmente, ma un elemento narrativo capace di generare tensione sullo schermo.

Per questo la distanza tra libro e film può essere molto ampia. Il valore di una fonte non dipendeva dalla sua fedeltà alle regole del mystery, ma dalla possibilità di trasformare un’idea letteraria in un’esperienza cinematografica.

Il percorso delle sue fonti mostra così anche l’evoluzione del mistero nel Novecento: dal detective e dall’enigma della Golden Age alla suspense, al thriller psicologico, al noir e all’horror.

Hitchcock e la letteratura: oltre l’adattamento

Dai mystery britannici degli anni Venti e Trenta ai thriller psicologici e all’horror degli anni Sessanta e Settanta, la letteratura accompagnò Hitchcock per gran parte della sua carriera.

I suoi film dimostrano però che adattare un libro non significa necessariamente seguirlo. Hitchcock prendeva le storie degli altri e le trasformava secondo la propria idea di cinema.

Ed è proprio in questa trasformazione che si trova uno degli aspetti più interessanti del rapporto di Hitchcock con la letteratura: il libro poteva essere l’inizio della storia, ma il film doveva diventare qualcosa di nuovo.